giovedì 19 ottobre 2017

Il genocidio dei nativi Americani e degli Africani




IL GENOCIDIO DEI NATIVI AMERICANI E DEGLI AFRICANI: 
1607-1890 - STIMA DEI CIVILI MORTI - 90 MILIONI.

Tra i genocidi compiuti dagli Usa prima della Seconda guerra mondiale vogliamo citare solo i due che ci sembrano più significativi: lo sterminio dei nativi americani (gli «indiani») e il massacro del popolo filippino. Tralasciamo, invece, la Guerra di secessione anche se, a detta degli storici, è stata la guerra civile più sanguinosa della storia umana. Sarà un caso? Gli inglesi arrivarono a Jamestown nel 1607. Dal 1610 ini-ziò lo sterminio dei nativi americani che proseguì fino al 1890, anno in cui il settantesimo cavalleggeri dell’esercito nord-americano massacrò la popolazione Lakota, nel Sud Dakota. Assetati di oro, argento e pellicce, i bellicosi cow-boys a cavallo, armati di fucili, ebbero gioco facile contro popolazioni pacifiche che erano armate solo di archi e frecce, e non conoscevano la polvere da sparo, il denaro e la proprietà privata. Voglio riportare qui un brano, che descrive molto bene il lungo calvario attraversato dai nativi dopo essere venuti in contatto con i conquistatori europei :
«Dopo lo storico sbarco del 1492 per anni l’Europa, lacerata da sanguinose guerre di religione, non si mostrò molto interessata al nuovo continente.

Successivamente la bramosia di possesso, il mito dell’oro,l’interesse verso nuove terre, la passione per le pregiate pellicce,l’imperativo missionario di “mettere il nuovo continente sotto la protezione di Dio” e il fascino dell’avventura, rappresentarono un micidiale cocktail distruttivo. Ben presto l’insieme di questi elementi si tradusse in atrocità e oscenità di ogni tipo, una miscela esplosiva che rese via via sempre più manifeste le peggiori disposizioni dell’uomo. 
Quel misto di avventura e ingordigia funse da propulsore e spinse
verso occidente i grandi velieri.
Il destino dei nativi americani e delle loro antiche culture (e probabilmente del mondo intero) era segnato: la presunta “civiltà” europea, boriosa e dispotica, ne aveva decretato l’epilogo». 

Ma com’è potuto accadere? E cos’è successo realmente?
Cosa ha scaturito tanta ferocia? Di chi sono le maggiori responsabilità ? Si poteva evitare lo sterminio? Ridurre i patimenti ?
I copiosi films Western descrivono la realtà dei fatti oppure la mistificano ? Si può pensare a una verità storica ?
Se sì, qual è ? Tuffiamoci in questa impresa, tentiamo insieme un’analisi... È solo agli inizi del 1600 che si colgono i primi segnali di una vera e propria aggressione.

Il mercato delle pellicce che giungevano dal continente appena «scoperto» alimentò ben presto, e a dismisura, le vanità degli europei, e fece aumentare così vertiginosamente la richiesta di queste pregiate mercanzie I furbi avventurieri sbarcati nel Nuovo mondo, cominciarono così a barattare con gli «indigeni del posto» ad esempio oggetti di scarsissimo valore con pregiate pelli di lontra, e i propri vestiti rabberciati destinati alla pattumiera con le stupende pelli di castoro faticosamente procurate dagli «indiani».
L’America diventò il grande magazzino di pellicce per l’Europa. Agli indiani il compito di riempirlo. Gli europei inoltre fecero conoscere ben presto ai «selvaggi» l’inebriante acquavite - che usavano per stordirli prima delle «trattative» - nonché altre «magiche cose» con le quali cercavano di ingannare gli ingenui abitanti del luogo. I furbi mercanti del vecchio continente fecero di questi espedienti preziosi alleati. La trappola illusoria del vantaggioso baratto disorientò ben presto alcuni fra gli «indiani» più scriteriati. Diverse comunità, che mai avrebbero pensato di dover affrontare una situazione simile, si trovarono impreparate nel dover lottare contro questo mistificatorio nemico. Il nuovo nemico «rapiva la mente» degli stolti e giungeva a volte sino ad essere più forte del sacro rispetto per la veneratissima Madre di tutte le cose: Madre Natura. Un sacro rispetto, punto focale della cultura indiana, che ogni indiano aveva ben radicato dentro di sé, almeno sino a quell’infausto incontro con l’uomo bianco.

Madre Natura, prodiga di frutti benedetti, Madre natura, amorosa dispensatrice di ogni bene, Madre Natura, madre di tutti gli animali, anche di quelli da cacciare e uccidere, per reale bisogno, in «confronti» leali e senza inutili sprechi. L’ingannevole rete tessuta dai bianchi arrivò a disorientare, anche se solo temporaneamente, l’ignaro pellerossa che giunse ad affermare: «II castoro fa le cose per bene: sa fare le pentole, le accette, le lesine, i coltelli...».
Questo nuovo e ingenuo slogan coniato dai nativi rende oggi bene l’idea dei «vantaggi» che inizialmente derivarono dal commercio delle pellicce; vantaggi fatali però, che decretarono la condanna a morte di tutte le culture locali. Gli indiani non potevano immaginare che, adottando il pensiero degli europei, avrebbero messo in moto l’ingranaggio destinato in breve tempo a stritolarli senza alcuna pietà. Gli uroni, gli irochesi e gli indiani delle coste nord-occidentali cercarono di affrontare il disorientamento legato a questa nuova «mania della negoziazione» e dettarono delle regole; ammisero il commercio con i bianchi (purché sobrio e misura-to) e l’arricchimento di alcuni componenti della collettività. 
Il profitto derivante dagli interscambi però non doveva assoluta-mente generare disuguaglianze, né marcare differenze di sorta con gli altri membri della comunità; rimaneva perciò decisamente in vigore il principio della redistribuzione, che anzi doveva essere ulteriormente rafforzato e sviluppato con nuovi criteri.

Ma l’europeo, che primeggiava in astuzia, impose senza indugio l’introduzione di nuovi sistemi commerciali. Le virtuose consuetudini «socio-economiche», ancestrali per le comunità indiane, finirono così per essere gradualmente distrutte. L’introduzione successiva di nuove e mirate mercanzie snaturò totalmente il modo di vivere indiano e ne segnò definitivamente la caduta. La caccia, il commercio e la distorsione culturale, mutarono radicalmente il sistema di vita e l’alimentazione delle tribù che giunsero così a dipendere completamente dagli scaltri europei. Allo stesso modo dell’arricchimento di uno ai danni dell’altro e delle disuguaglianze fra uomini, anche la proprietà fu un principio che sfuggì completamente al nativo, che non riuscì mai a comprendere come si potesse pretendere di acquistare alberi, fiumi, prati, spiagge paese apparteneva a o laghi... ma il problema non infastidiva per nulla il bianco, poiché quasi mai si parlava di «comprare»:

Per lui le nuove terre erano abbandonate e non sfruttate, e la Bibbia stessa affermava che Dio li aveva guidati in quei luoghi. L’illusione del nuovo vantaggioso rapporto con il bianco però cedette presto il passo ai reali obiettivi dell’invasore, i marinai palesarono le loro vere intenzioni e iniziarono così i maltrattamenti, i «selvaggi» furono trattati come schiavi, si abusò delle loro donne, le trattative non furono più rispettate. Così i poveri malcapitati, terrorizzati e increduli, per sottrarsi alla presenza dei bianchi, si ritirarono nelle foreste interne.

Alla iniziale generosità dei nativi, dunque, i bianchi, popo-lo eletto di Dio, cui era stata affidata «la divina missione», risposero con avidità e maltrattamenti d’ogni tipo, e non si fecero alcuno scrupolo poiché gli indigeni erano considerati «crudeli, selvaggi, barbari e figli di Satana». Non esitarono a ricorrere a coercizioni di ogni tipo e prete-sero obbedienza nel combattere contro altri stranieri, fedeltà alla loro causa e prosternazione nella casa del loro Dio. Più tardi i bianchi si discolperanno dicendo, sicuri del proprio diritto, che non sarebbe stato giusto arretrare davanti a nulla e che era un sacro dovere ridurre al loro volere quei selvaggi, che senza il loro provvidenziale aiuto sarebbero morti di fame e di freddo.
Alla fine così gli indiani (fino a qualche anno prima popolo pacifico), dopo aver troppo subito, esasperati, reagirono con la violenza, fornendo così il pretesto tanto anelato dall’ assetato Conquistatore.
Da allora in poi la lotta contro «i rivoltosi» venne condotta senza esclusione di colpi, non si rispettarono più i rappresentanti, durante le trattative vennero offerti liquori avvelenati, si sterminarono donne e bambini, si bruciarono interi villaggi. Come da antica ricetta venne adottata furbescamente e strategicamente una politica, tanto nota ancor’oggi: la corruzione degli uomini chiave.

La «politica dei regali» (ricompensa degli individui «buoni», disposti a combattere a favore) ebbe inevitabili, pesanti ripercussioni all’ interno delle comunità indiane, si disgregarono così le gerarchie interne e alla fine il bianco ebbe addirittura la pretesa di nominare lui stesso i capi-tribù. Eccitante ed entusiasmante fu allora per i bianchi riuscire a uccidere il guerriero indiano che: «avanza come una volpe, si batte come un lupo e sparisce come un uccello». Tragico ad esempio era invece per l’irochese cadere in battaglia, il peggior destino che potesse capitargli, poiché il suo spirito, non potendo essere ammesso al «villaggio dei morti», sarebbe stato condannato a vagare. La sola speranza che rimaneva era quella di essere vendicato: la fraterna vendetta, solo ed unico mezzo per unirsi nei cieli al proprio popolo e poter ritrovare così i propri antenati».
La decimazione delle popolazioni native non avvenne solo con armi più avanzate, ma anche con l’esportazione delle malattie occidentali per le quali i bianchi conquistatori erano vaccinati.

Per un certo periodo l’esercito americano fece addirittura strage dei bisonti delle grandi pianure (Nel suo libro, L’ecocìdio, Rifkin descrive i cow-boys che passavano il tempo ad attraversare le pianure in treno sparando sui bisonti per togliere agli indiani la loro principale fonte di sostentamento e indurii alla resa per fame.
Durante una seduta del parlamento texano, il generale Sheridan esplose in questi termini:
«Questi uomini (i cacciatori di bisonti)... per risolvere la tormentata questione degli indiani hanno fatto più di quanto sia riuscito a fare l’intero esercito negli ultimi trent’anni. Stanno distruggendo i viveri degli indiani; ed è un fatto noto che un esercito che perda la propria base di forniture è in condizioni di grave svantaggio. Dunque, non riconoscete loro nulla, se lo desiderate; ma, se ambite a una pace duratura, lasciate che ucci-dano, scuoino e vendano finché il bisonte sarà sterminato. Solo allora le vostre praterie potranno essere popolate di vacche e di esultanti cowboy, che seguiranno i cacciatori come seconda avanguardia di una civiltà più avanzata» .
Le pianure, liberate dai bisonti e dai nativi, venivano tra-sformate in grandi pascoli per le mandrie degli yankees che servivano a produrre quella carne che in parte rivendevano a caro prezzo nelle riserve e in parte esportavano in Europa. 

I pochi indiani che sopravvivevano allo sterminio venivano rinchiusi in riserve strettamente controllate da agenti del governo e da militari. Nel secolo scorso, i nativi delle riserve sono stati anche sterilizzati contro la loro volontà, fornendo ai nazisti l’esempio per i loro esperimenti di eugenetica nei lager. Il genocidio degli indiani venne accompagnato dalla tratta degli schiavi che venivano costretti a lavorare nelle terre dove prima vivevano i nativi. 
Una macabra geografia dello sterminio e della schiavitù sosteneva la nascente industria occidentale. Dai porti dell’Inghilterra partivano navi che strappavano e sequestravano i neri dall’Africa per ridurli in schiavitù nelle piantagioni americane. Da lì le navi, piene di cotone, salpavano di nuovo l’oceano per rifornire la madrepatria della preziosa materia prima, con la quale ci producevano manufatti tessili a buon mercato, che esportati in estremo oriente, riducevano il Bengala, la regione più ricca e sviluppata dell’India, alla fame più nera, all’attuale Bangladesh.

Nel 1860 si contavano negli Stati Uniti ancora 4 milioni di schiavi. Gli schiavi non morivano solo in schiavitù, ma anche di schiavitù milioni morirono di stenti o di maltrattamenti, durante il loro trasferimento o durante la loro prigionia. La ricchezza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, oggi non a caso ancora uniti in una feroce alleanza di guerra, affonda le proprie radici storielle nel genocidio degli africani e dei nativi. Lo sterminio e la tratta degli schiavi hanno fatto le fortune degli anglo-statunitensi, fortune che oggi utilizzano per compiere altri genocidi. 

Ieri l’oro e il cotone: oggi il petrolio. Ieri gli indios oggi gli iracheni.
Ieri i cow-boys a cavallo, oggi i cow-boys su caccia-bombardieri. Cambia la forma ma non la sostanza del dominio. I nativi e i neri africani non avevano «armi di distruzione di massa», non erano «comunisti che mangiavano i bambini», ma per gli yankees erano uomini senza anima, simili a bestie con sembianze umane che meritavano un destino non diverso da quello dei bisonti.
Rifkin riporta questa significativa testimonianza «II 29 novembre 1864 truppe americane con al comando il colonnello John Chivington caricarono un campo di indiani mentre dormivano. 
Il loro capo Black Kettle, uscì dalla tenda sventolando la bandiera bianca e quella americana in segno di resa. Chivington ignorò il segnale e massacrò gli uomini, le donne e i bambini dell’accampamento. Un interprete rese questa testimonianza oculare alla commissione d’inchiesta militare che indagò sull’evento :

Gli strapparono lo scalpo e gli spaccarono la testa; gli uomini usavano i coltelli per sventrare le donne e massacravano i bambini, sfondandogli il cranio con il calcio del fucile e facendogli uscire il cervello. Mutilarono i loro corpi come più non era possibile fare. Quel giorno vennero uccisi fra i duecento e i cinquecento indiani. Quando la commissione di inchiesta chiese a Chivington perché avesse fatto fuoco sui bambini, questi rispose: «Quei mocciosi erano pieni di pidocchi». Più tardi, il colonnello Chivington
apparve su un palco pubblico a Denver, dove raccontò gli eventi ad una folla deliziata, mostrando più di cento scalpi indiani, inclusi anche i peli pubici di numerose donne». 

La «democrazia» americana aveva già 85 anni di vita


1 commento:

  1. Ma chi ha scritto questo articolo!! Via un po' di cultura storica non guasterebbe. Primo l'occidente non è stato certamente il primo ne' il peggiore delle culture espansioniste. La prima è stata sicuramente la cultura araba con quella che gli storici anglosassoni chiamano la prima guerra intercontinentale che di fatto ha annientato comp'letamente la cultura cristiana e pagana in medio oriente e nord Africa. Per arrivare ai mongoli che veramente distrussero tutto quello che trovarono e solo per caso non arrivarono all'atlantico ma fecero terra bruciata in tutta l'Asia Centrale delle genti iraniche sostituite da genti mongole. L'espansionismo turco che interessò anche una bella parte d'Europa fino alla fine dell'800 anientò la cultura bizantina dall'Asia minore. Le Americhe erano abitate da più culture in guerra perenne tra loro, il tracollo demografico fu dovuto nella quasi totalità alle malattie come il vaiolo un po' come successe nel 1300 con la peste portata dai mongoli. Non c'era interesse a massacrare le persone perchè ogni persona poteva essere usata come schiava. Consiglio a tutti di approfondire meglio.

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